ETNOMUSICOLOGIA e TRADIZIONE NEL MEZZOGIORNO D'ITALIA
TRADIZIONI ETNICHE: INTANGIBLE HERITAGE
venerdì 20 luglio 2012
FIR – TREE FESTIVAL
About the legend
Spring comes, and the fir - tree is felled for use in a regional pagan
festival, “ The Pita”, celebreted in the Calabrian town of Alessandria del
Carretto.
The history of this festival date back to the first half of 17th century
when a woodman found the image of Pope Martyr Saint Alexander, died
by decapitation, inside the trunk of a silver fir-tree.
Since then , every year, in the last Sunday of April and on May 3rd,
intense community activities articulated by preparations, colletive rites
and spectacular time take place in Alessandria.
The entire community participates.
The inhabitans dedicate a silver fir-tree trunk and a
treetop to their Saint: they are carried manually down to the village
centre, where they are raised, climbed, and felt down again.
Under the tree, people renew identity connections, social relationship and
respect for sorraunding environment.
Our experience
We went last april in Alessandria, to visit this delightful place. We saw
people making preparations for their festival, and talked with some of
them.
They were very kind and quiet talking about their traditions, especially on
this festival.
I felt that time was going by as slowly as we used to live here in our
“modern” town several years ago, when our grandparents were our age.
SAN PAOLO ALBANESE E SAN COSTANTINO ALBANESE
San Paolo albanese e San Costantino albanese sono due piccoli
comuni situati a pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro.
Nonostante la breve distanza ed i molti tratti che li accomunano,
sono in continua amichevole tensione tra di loro. Esiste una certa
forma di chiusuraapertura
come quella di un vecchio abituato alla
propria vita ed i propri ritmi che stenta a modificarli in funzione di
un miglioramento nella vita comune.
Soltanto per citare un esempio, i due paesi non sono riusciti a
formare un vocabolario comune, a dimostrazione della convinzione
in ognuno di loro dei troppi divari che li dividono, tali da non
garantire un semplice riconoscimento anche nei confronti del resto
del mondo.
Sicuramente ad un primo impatto, noi vediamo questa serie di
atteggiamenti come frutto dell'orgoglio e della diffidenza di un
popolo molto legato alla propria terra ed ostile alla condivisione.
In realtà, personalmente parlando, ho cercato di immedesimarmi
nelle loro storie ed aiutandomi con la lettura illuminata di uno dei
libri che considero tra i più notevoli nella storia dell'umanità
“Pensieri” di Pascal ho cercato di interpretare una parte del tutto.
Noi della “moderna società” siamo così presuntuosi, che vorremmo
essere conosciuti da tutto il mondo, e persino da quelli che verranno
quando noi non ci saremo più; e siamo così vani che la stima delle
persone più vicine ci allieta.
La maggior parte delle volte si vuole
sapere qualcosa, solo per poterne parlare.
Altrimenti non si
viaggerebbe per mare, se non lo si potesse raccontare, ed il piacere di
vedere non basterebbe se non ci fosse la speranza di comunicarlo. Le
belle azioni nascoste sono le più apprezzabili.
Ed ancora , ripensando ai tempi così lentamente scanditi in questi
piccoli paesi tra mare e montagna, rispetto ai nostri frenetici della
città, ho con stupore, ritrovato nelle parole di Pascal una ulteriore
riflessione.
Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre tutti occupati dal
passato e dal futuro. Il presente non è mai il nostro fine e,
disponendoci ad essere felici, è inevitabile che non lo siamo mai
veramente.
Ecco perché le nostre tradizioni si evolvono, si adattano a
cambiamenti dettati dall'evoluzione del gusto e della moda, mentre
la festa che abbiamo visto realizzarsi ad Alessandria del Carretto si
compie sempre allo stesso modo come in origine, come se si vivesse
sempre nello stesso presente dando un senso di gioia e di sincera
spensieratezza.
FESTA D'A PITA AD ALESSANDRIA DEL CARRETTO
L'antico rito dell'abete nella festa patronale di S. Alessandro
Dopo mesi freddi trascorsi nelle case, intorno ad un piacevole
camino, dedicati alla preparazione delle conserve per tutto l'anno,
ecco che tutti i sacrifici trovano ricompensa con un clima più mite e
piacevole che annuncia il pieno della primavera e la prima vera
uscita con la festa che prende il nome dal suo protagonista :l'abete.
La festa è dedicata a Sant'Alessandro Martire, patrono di Alessandria
del Carretto, il borgo fondato dai Marchesi Pignone del Carretto,
ultimo comune della provincia di Cosenza ai confini della Lucania.
Questo rituale, che affonda le sue radici negli antichi culti arborei
del Mediterraneo, è simile a quello dei paesi lucani di Rotonda,
Viggianello, Acettura, con la differenza che l’albero qui è trasportato
a braccia, mentre in Lucania sono coppie di buoi a trascinarlo.
L’abete, scelto giorni prima nel bosco di Spinazzeta, viene portato
per una strada sterrata, ripida e fangosa, tramite pertiche legate al
tronco con “tortiglie” di pruno selvatico, da circa 70 tiratori, mentre
gruppi di ragazzi accompagnano con il suono di zampogne e
tamburelli, altri ballano la tarantella ed altri ancora offrono e
bevono bicchieri di vino.
Alle soste previste durante il tragitto il vino annaffia
abbondantemente formaggi e salumi. Libagioni ed abbuffate sono
antico retaggio di una società contadina che in quell’occasione
spezzava l’abitudine di pasti frugali legati alle risorse della terra.
Bere vino durante il rito era ritenuto cosa sacra.
Chi rifiutava di bere
portava cattivo augurio al rituale propiziatorio di una buona annata
di raccolti e di benessere sociale.
Durante la festa oggi bevono anche le ragazze.
Anni addietro alle
donne non era permesso di entrare nel bosco per partecipare alle
operazioni; esse aspettavano gli uomini “tiratori” all’ingresso del
paese, per rifocillarli con cibi tipici locali, dai sapori unici.
Allora tutto si spiegava con la forte simbologia sessuale del rituale: il
tronco dell’abete s’incontra e si unisce con la cima, tagliata da un
altro abete, conservata con cura e intatta, che rappresenta la parte
femminile in questo “matrimonio” dell’albero.
Il rito di fertilità che propizia il buon andamento dei raccolti
termina con l’abbattimento dell’albero. Morte e rigenerazione.
La
tradizione vuole che la morte dell’albero permette la fuoriuscita
dello spirito arboreo che si spargerà per i campi e li renderà fertili.
Le espressioni di devozione e le forme di aggregazione della festa d’a
pita ci riportano ai miti mediterranei, ai culti pagani rimasti vivi nei
rituali cristiani. Il Cristianesimo popolare gradualmente in forma
sincretica si è appropriato della tradizione pagana del culto della
fertilità.
Il mito attraverso il rito dell’abete diventa realtà, si attualizza.
Nella società di oggi, in cui si è sfaldato il preminente antico sistema
magicoreligioso,
la festa del Patrono con il tiro dell’abete e il suo
divenire albero della cuccagna ha assunto un aspetto catartico e di
alta socializzazione. In questo complesso cerimoniale rinnovato il
paese si propone e si distingue; diventa simbolo principale della
propria storia e della propria tradizione culturale.
La festa della pita coinvolge le giovani generazioni.
Al rituale
dellapita, i giovani sono i protagonisti.
L’aspetto più significativo è vedere tanti giovani impegnati a tirare il
tronco d’abete o a suonare la zampogna, uno strumento di antica
tradizione che testimonia la passione e l’impegno di questi ragazzi a
custodire la memoria storica del proprio paese, rinnovando la
tradizione locale.
Sono per lo più giovani universitari, bocca alle canne della
zampogna e zaino in spalla, che s'impegnano a tutelare questo
antico strumento a fiato di musica popolare e le tradizioni della
propria terra.
CULTURE ETNOMUSICOLOGICHE DEL MEDITERRANEO :
L'ESEMPIO DI ALESSANDRIA DEL CARRETTO
Vivere fuori del mondo e, nel contempo voglia di sentirsi parte del
mondo.
Questo lo vediamo nel film documentario
“I dimenticati” di
Vittorio de Seta ed è quello che si percepisce ancora oggi, dopo
cinquant'anni, quando si arriva in questo piccolo paese della
Calabria.
Il tempo sembra essersi fermato, eppure quelle stesse persone che
amano vivere insieme al loro passato, quello dei loro genitori e dei
loro nonni, sembrano voler anche sentirsi parte della società che
scorre velocemente fuori d'Alessandria del Carretto.
I profumi intensi provenienti dalle cucine delle abitazioni, le comare
che si incontrano nei vicoletti, i vecchietti che trascorrono ore intere
seduti su quelle panchine a ricordare e raccontare, i colori e le luci
delle case, il tutto scandito in tempi così lenti per noi della
“moderna società” oramai costretti a vivere quasi con affanno ogni
istante della nostra vita.
giovedì 19 luglio 2012
I RITI ARBOREI LUCANI
I Riti Arborei sono una antichissima tradizione che si è mantenuta più o meno intatta in molte località del Sud e
particolarmente in Basilicata. Oltre al "Maggio" di Oliveto Lucano, si possono annoverare Accettura, Castelmezzano,
Pietrapertosa, Rotonda, Terranova di Pollino, Viggianello, Pedali di Viggianello. In Calabria nella sola area del Pollino
ricordiamo: Laino Borgo, Laino Castello e Alessandria del Carretto. Il fenomeno è però esteso anche verso Nord nel Lazio
e nell'Umbria. Secondo alcuni studiosi la stessa Corsa dei Ceri di Gubbio era ancestralmente un rito arboreo.
I tratti comuni evidenti sono il taglio di un grosso albero, che nella piazza viene "maritato" con un "cima" generalmente
sempreverde (abete, agrifoglio, pino) a seconda della disponibilità nel territorio. Generalmente le feste cadono in prossimità
della primavera, ma con alcune eccezioni derivanti dalla "cristianizzazione" del rito che si vuole in concomitanza con il
Protettore o il Patrono del Paese. Quasi ovunque, anche se con diverse tecniche, i tronchi vengono trascinati da Buoi,
laddove si è intelligentemente vietato l'uso di mezzi meccanici. Ma esistono anche casi come ad Alessandria del Carretto
dove il tronco viene portato a mano. Il rito termina generalmente con la scalata dell'albero dove sono stati appesi premi di
varia natura.
I riti arborei rappresentano un notevole patrimonio culturale della nostra Regione che bisogna valorizzare e tutelare
senza essere tentati di trasformarli in fenomeno da baraccone turistico di massa.
Bibliografia e Sitografia
• www.arte26.it – percorsi mediterranei (FESTA D'A PITA AD ALESSANDRIA
DEL CARRETTO)
• Blaise Pascal: da “ Pensieri” 1669
• Roberta Tucci:“Etnomusicologia e beni culturali immateriali
pertinenze, competenze, processi”2008
I Riti Arborei sono una antichissima tradizione che si è mantenuta più o meno intatta in molte località del Sud e
particolarmente in Basilicata. Oltre al "Maggio" di Oliveto Lucano, si possono annoverare Accettura, Castelmezzano,
Pietrapertosa, Rotonda, Terranova di Pollino, Viggianello, Pedali di Viggianello. In Calabria nella sola area del Pollino
ricordiamo: Laino Borgo, Laino Castello e Alessandria del Carretto. Il fenomeno è però esteso anche verso Nord nel Lazio
e nell'Umbria. Secondo alcuni studiosi la stessa Corsa dei Ceri di Gubbio era ancestralmente un rito arboreo.
I tratti comuni evidenti sono il taglio di un grosso albero, che nella piazza viene "maritato" con un "cima" generalmente
sempreverde (abete, agrifoglio, pino) a seconda della disponibilità nel territorio. Generalmente le feste cadono in prossimità
della primavera, ma con alcune eccezioni derivanti dalla "cristianizzazione" del rito che si vuole in concomitanza con il
Protettore o il Patrono del Paese. Quasi ovunque, anche se con diverse tecniche, i tronchi vengono trascinati da Buoi,
laddove si è intelligentemente vietato l'uso di mezzi meccanici. Ma esistono anche casi come ad Alessandria del Carretto
dove il tronco viene portato a mano. Il rito termina generalmente con la scalata dell'albero dove sono stati appesi premi di
varia natura.
I riti arborei rappresentano un notevole patrimonio culturale della nostra Regione che bisogna valorizzare e tutelare
senza essere tentati di trasformarli in fenomeno da baraccone turistico di massa.
Bibliografia e Sitografia
• www.arte26.it – percorsi mediterranei (FESTA D'A PITA AD ALESSANDRIA
DEL CARRETTO)
• Blaise Pascal: da “ Pensieri” 1669
• Roberta Tucci:“Etnomusicologia e beni culturali immateriali
pertinenze, competenze, processi”2008
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